Mondo silenzioso. Florilegio

APRE IN CITTA’ LA MOSTRA DI LUIGI AGOSTI


“Mondo silenzioso.  Florilegio”

 

 

 

Si inaugura venerdì 24 febbraio alle ore 18, presso la sala dei Santi Filippo e Giacomo in via delle Battaglie 61 a Brescia (vicino al cinema Eden) l’interessante mostra di un pittore bresciano, poco conosciuto al grande pubblico, Luigi Agosti.
L’iniziativa ha il sostegno della Fondazione CAB, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Brescia, della Fondazione Brescia Musei, della Circoscrizione Centro e di UBI Banco di Brescia.      L’artista, giunto a maturità personale ed artistica, vinta una connaturata ritrosia che l’ha accompagnato lungo tutto l’arco della sua produzione, si è ora lasciato convincere ad esporre il frutto di anni di intensa e mai interrotta attività.        Trascorsi quindi alcuni decenni, dalle prime mostre degli anni ’80, la rassegna di Luigi Agosti avrà il carattere di un intrigante excursus su anni di sperimentazioni e ricche produzioni pittoriche e, data la natura stessa dell’esposizione, la mostra ha per titolo: “Mondo silenzioso. Florilegio”.  
Il presidente della Fondazione CAB, dott.Alberto Folonari, nel motivare la partecipazione all’evento, afferma: “Le ragioni (…) sono molteplici.    La più semplice, che non significa la meno importante, è che, a mio avviso, Luigi Agosti dipinge quadri belli.      Poi c’è una tradizione in proposito. Va ricordato infatti che durante le Grandi Mostre che vanno dagli anni 2000 al 2008, accanto ad esposizioni d’importanza internazionale realizzate presso il Museo di Santa Giulia, che videro Brescia per alcuni anni consecutivi piazzarsi al primo posto in Italia per numero di visitatori, insieme a questi successi di numero e di critica la nostra Fondazione volle dar spazio, ogni volta, a un artista bresciano del Novecento, meglio se vivente.  (…)  Ci pareva, con questo gesto,  non solo di rendere doveroso riconoscimento alla brescianità, ma anche di contribuire a fare conoscere meglio artisti della nostra città e del suo territorio”.
Nel merito della mostra, il critico d’arte bresciano Maurizio Bernardelli Curuz scrive: “Luigi Agosti, da decenni, in una solitudine che alimenta la verità dell’essenza e che non richiede le contorsioni prescritte dalle necessità del mercato, conduce un lavoro che ha prodotto importanti risultati formali e sostanziali” e, nel descriverne lo stile, afferma: “Un’energia irradiante fino alla dissoluzione dell’oggetto, non più luce, non più materia, ma essenza voltaica: (…) esistenze silenti di verdure e pesci, fragorosi scocchi di alta tensione, fuochi di gamberi auto combusti a partire da un cuore-crogiuolo, da un nucleo pulsante, mossi dal lancio di una forza centrifuga, dalla dinamo che sta dentro le cose, le rende vive”.
Di sé, nella sua breve autopresentazione, Luigi Agosti esprime: “Ho vissuto in questi anni infiniti dubbi su quanto facevo.  Ho cercato, forse non riuscendovi appieno, di essere onesto con me stesso. Guardandomi intorno le scelte erano infinite: figurativo-astratto, formale-informale, forma-contenuto. (…) Per quanto riguarda il mio operare mi ispiro a motivi quotidiani, posso osservare un frutto, un oggetto, un viso mille volte senza ricavarne nulla, altre volte lo stesso motivo mi emoziona, può essere la forma, la luce, il colore diventa un pezzo di pittura.  (…) Non ho obbedito alle mode che hanno caratterizzato, in un continuo susseguirsi, gli ultimi decenni, per questo non sono forse in linea con i tempi.  Io ho ancora bisogno di ispirarmi e di partire dall’osservazione di un piccolo nucleo di realtà: in questo credo di essere in compagnia e in accordo con alcuni pittori sicuramente più grandi”.
La rassegna, ad ingresso libero, resterà aperta dal 24 febbraio al 18 marzo, dal martedì alla domenica, con orario dalle ore 15.30 alle 19.30.

 

Autopresentazione dell'artista

Nella mia prima mostra personale del 1980 mi sono autopresentato, oggi trovo che le mie idee espresse allora non sono molto cambiate. Ho vissuto in questi anni infiniti dubbi su quanto facevo. Ho cercato, forse non riuscendovi appieno, di essere onesto con me stesso. Guardandomi intorno le scelte erano infinite: figurativo–astratto, formale-informale, forma-contenuto.
Riguardo all’eccesso di contenuto presente in molte opere del nostro tempo, ritengo che per rendere cose complesse bisogna sentirne l’esigenza in modo profondo altrimenti si rischiano esiti che non valgono nulla. I drammi sociali, i problemi esistenziali ho preferito viverli in modo diretto e concreto. Per quanto riguarda il mio operare mi ispiro a motivi quotidiani, posso osservare un frutto, un oggetto, un viso mille volte senza ricavarne nulla, altre volte lo stesso motivo mi emoziona, può essere la forma, la luce, il colore e diventa un pezzo di pittura.
Come tutti quelli che vogliono fare pittura ho guardato tutto quanto ho potuto, traendone quanto rispondeva alla mia sensibilità e ho, quindi, scelto liberamente i maestri che amo.
Non ho obbedito alle mode che hanno caratterizzato, in un continuo susseguirsi, gli ultimi decenni, per questo non sono forse in linea con i tempi. Io ho ancora bisogno di ispirarmi e di partire dall’osservazione di un piccolo nucleo di realtà: in questo credo di essere in compagnia e in accordo con alcuni pittori sicuramente più grandi.


Luigi Agosti
Brescia, settembre 2011

 

Recensione opere pittore Luigi Agosti

Un’energia irradiante fino alla dissoluzione dell’oggetto, non più luce, non più materia, ma essenza voltaica: fosfeni, bagliori, lame d’elettricità che ardono le nature morte di Luigi Agosti, che non sono più neppure più still life, esistenze silenti di verdure e pesci, ma fragorosi scocchi d’alta tensione, fuochi di gamberi auto combusti a partire da un cuore-crogiuolo, da un nucleo pulsante, mossi dal lancio di una forza centrifuga, dalla dinamo che sta dentro le cose, le rende vive, le dissolve progressivamente per poi riproporle nella stessa forma che si consuma ancora, in un colore che è freccia, lancia, scintilla, fulmine, impeto che colpisce l’occhio, trasferendo, a chi guarda, una sensazione di estrema vitalità. L’oggetto è ricercatamente colto dall’artista nella sua apparenza dimessa, alla base delle scale di preziosità del mondo, dalle parte dei primi gradini, quelli che lambiscono il terreno fradicio della quotidianità. Myricae o cespi d’orto, pannocchie scomposte, funghi, fagiani che bruciano di colore e di forza effusiva. Una ricerca che muove parallelamente al percorso compiuto da Ennio Morlotti. Ma se l’artista milanese, nell’ingrandimento del blow up, approfondisce l’elemento strutturale, in un’analisi che rende più acute e volutamente, programmaticamente infime le ricerche cèzanniane sulle geometriche stabilità del cosmo, colte in terre povere di periferia, a lato di monti senza nome, in fanghi e cespi ignobili eppur grandiosi in quanto appartenenti ad un ordine più alto - e pertanto testimoni di una democrazia dell’essere - lo sguardo di Agosti s’appunta sull’emanazione, sull’aura, sul dilagare di potenza che ogni minimo oggetto di natura effonde. Che non è luce, di derivazione postimpressionista, ma pura elettricità dei nuclei ribollenti, sottolineata dall’artista con un tocco fremente, in una nevrosi del polso che indirizza le sferze cromatiche a mitragliate di colpi di pennello e di frusta, così da suggerire la velocità dell’irradiazione e pertanto la prodigiosa cattura di elettroni, resi nell’attività di rivoluzione, dal colore elettrico, quasi acido, dei suoi dipinti. Imporre a un frutto o a una preda ferma su un tavolo di manifestare una vita che non sapremmo cogliere o un respiro o un fremito o un sobbalzo non è operazione facile. Eppure è dall’antipoeticità dei suoi oggetti-lemmi che Agosti riesce a configurare il reiterarsi infinito di risurrezioni, dissolvimenti, ricomposizioni.
Conseguente alla propria ricerca, non finalizzata altro che a se stessa, senza appagamenti narcisistici, Luigi Agosti, da decenni, in una solitudine che alimenta la verità dell’essenza e che non richiede le contorsioni prescritte dalle necessità del mercato, conduce un lavoro che ha prodotto importanti risultati formali e sostanziali. La sua scommessa è di cercare l’anima novella tra gli oggetti di una povertà estrema, con i quali si sono misurate centurie di pittori. E di cavare, senza mai cadere nella banalità, un flusso d’energia nuovo, che rende unico il soggetto della sua contemplazione
 

Maurizio Bernardelli Curuz

 

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